Downton Abbey diventa più semplicemente “Downton” per chi, come me, finisce la prima stagione in pochissimi giorni e l’intera serie in un paio di mesi.
Downtown Abbey è la serie per chi ama le fiabe, per le inguaribili romantiche e… Sì, c’è da ammetterlo amici, non si tratta esattamente di una serie per uomini.
Sei stagioni da circa sei puntate ciascuna, con una durata che va dai quaranta agli ottanta minuti (di solito le puntate più lunghe sono riservate ai finali di stagione, sempre molto avvincenti e a tema prettamente natalizio).
La serie, che merita decisamente anche a livello registico e di immagini, che regalano spesso cartoline di paesaggi inglesi o scozzesi mozzafiato, racconta le vicende di una famiglia nobile, la famiglia del Conte di Grantham. Downton Abbey è il nome della non-esattamente umile dimora in cui il conte vive con la moglie Cora e le tra giovani figlie: Mary, Edith e Sybil.
Diciamo che da appassionata del mondo anglosassone quale sono, Downtown è pane per i miei denti. Se aggiungi anche un pizzico di femminismo e l’immediato coinvolgimento emotivo, ecco che cominci ad essere dipendente dai salotti inglesi di fine Ottocento. Insomma, fra matrimoni di convenienza, feste, banchetti, abiti scintillanti, rapporti familiari e ahimè, anche dolori, questa serie diventa un modo efficace per sbirciare in un mondo ormai decaduto, un’epoca storica fondamentale per lo sviluppo di nuove tecnologie ed il passaggio ad una modernità che arriva ad essere quasi attuale, che vede le donne come protagoniste.
Non mentirò gente, Downtown Abbey vi spezzerà il cuore. Come tutte le serie migliori, vi farà affezionare ad alcuni personaggi e poi ve li porterà via brutalmente: insomma, lacrime ben spese.
VOTO: DIESCI! 😉

