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Ciao!

Fuori piove, è stata una giornata pesante fra mezzi, università, pranzo al sacco ed impegni: non c’è molto che tu possa fare di sera. O che voglia fare.
E allora doccia, pigiama nei calzini, tisana e… Netflix! Questa è la mia vita e se è anche la tua allora sei nella pagina giusta.
Racconto quali sono state le mie impressioni su serie tv, film, documentari visti da me su Netflix per darti un consiglio o semplicemente per farci due risate. Benvenuto nel mio blog!
Caterina

Immigrazione: la nuova schiavitù

Leggendo la parola schiavitù viene quasi naturale pensare a tempi remoti: dalla civiltà egizia, all’antica Grecia, per passare alla Roma imperiale, fino all’epoca del colonialismo arrivando, man a mano, fino al XIX secolo, quando la schiavitù è stata formalmente abolita.
Le formalità, tuttavia, hanno sempre cambiato il mondo fino ad un certo punto.
È triste pensare che ancora oggi, nel XXI secolo, esistono esseri umani ridotti a schiavi. Ancor peggio se si pensa che si tratta dei più deboli: uomini, certo, ma anche grandi masse di donne e bambini costretti a vivere in condizioni disumane per poter semplicemente sopravvivere. Stiamo parlando del nuovo volto della schiavitù: i migranti. Persone considerate oggetti, costrette a pagare sulla loro pelle un prezzo abominevole per la sola colpa di aver aspirato ad una vita migliore.
Mai come negli ultimi anni l’immigrazione costituisce un tema tanto attuale, soprattutto qui in occidente, dove la parola “immigrazione” suscita sempre delle opinioni contrastanti.
Una cosa è certa, solo un ignorante non è in grado di comprendere che chi lascia la propria terra lo fa sempre per una ragione valida, ragione che troppo spesso si riduce ad essere povertà e conflitti.
Si parla di vere e proprie tratte di esseri umani, parole a dir poco inquietanti che ci si augura di leggere soltanto nei libri di storia, e che invece vengono usate praticamente all’ordine del giorno come titoli di articoli e servizi giornalistici.
Di pochi giorni fa è la notizia di ragazze nigeriane che, abbindolate dalla promessa di un lavoro sicuro in Italia, vengono condotte nel nostro Paese per poi essere costrette a prostituirsi, minacciate e ricattate con ritorsioni sui loro cari tramite dei riti vudù: un giro di prostituzione che interessa tutta la penisola italiana, da Bergamo fino a Palermo. Questo è quasi peggio che essere schiavi. È attentare alla parte umana che fa di noi degli esseri con dei sentimenti, la parte che ci distingue dagli animali, è vedere il proprio futuro ridursi in brandelli davanti agli occhi, è male puro.
Come può l’essere umano arrivare a tanto? La risposta è: con l’ignoranza. E l’ignoranza non fa che seminare altra ignoranza. La stessa di chi cade nel cliché di “quelli che vengono a rubarci il lavoro”. “Quelli” vengono a cercare una vita dignitosa, degna di essere considerata tale e, purtroppo per loro, non solo spesso non la trovano, ma sono anche circondati da una società che li disprezza esclusivamente per la loro condizione di migranti, una condizione tutt’altro che privilegiata, o ancora peggio per il colore della loro pelle.
Non dimentichiamo di esser stati migranti anche noi: durante primi decenni del Novecento, Ellis Island ha accolto centinaia di migliaia di italiani in fuga dalla fame e dalla povertà, a caccia del “Sogno Americano”; siamo stati derisi in quanto italiani, siamo stati discriminati in quanto italiani. Noi eravamo loro.
Con l’ignoranza la storia è destinata a ripetersi, teniamolo a mente.

FAKE NEWS: quando le bufale diventano un’arma elettorale

Cosa sono le fake news?
Traducendo letteralmente dall’inglese, sono notizie false, quelle che in altre parole chiameremmo bugie o, più comunemente, bufale. Il vocabolario online della Treccani le definisce in maniera più pragmatica, ma altrettanto efficace come “Notizie false, con particolare riferimento a quelle diffuse mediante la Rete”.
Possiamo parlare di fake news, dunque, quando ci troviamo davanti a contenuti mediatici generati proprio con lo scopo di diffondere false notizie e ingannare la platea dei destinatari, condizionando e orientando su larga scala idee e comportamenti dell’opinione pubblica.
Viene da sé che più è veloce il mezzo, più è veloce la diffusione dei contenuti. Più è estesa la platea dei primi destinatari, più questa platea si amplia in progressione. Insomma, una vera e propria arma per influenzare le masse.
Gli obiettivi di chi diffonde fake news possono essere vari: mettere in cattiva luce gli avversari politici, infangare concorrenti negli affari, dirottare buona parte dell’opinione pubblica contro qualcuno o contro qualcosa; si può escogitare di diffondere fake news per affondare commercialmente un prodotto, per screditare una teoria scientifica, per pilotare le elezioni politiche. Nel maggiore dei casi, oggi come oggi, l’obiettivo principale di chi diffonde fake news è quello di portare traffico sul proprio sito e guadagnare con la pubblicità. Su internet la visibilità è tutto.
Si tratta di obbiettivi che si prestano perfettamente per una campagna in rete, dove la diffusione di massa delle fake news è abbastanza semplice. Chi progetta fake news, è consapevole di poter “usare” gli utenti dei social network per diffondere rapidamente attraverso di loro false notizie. Sappiamo tutti come funziona su Facebook: basta cliccare su “condividi” per distribuire a tutti gli “amici” qualunque contenuto, vero o falso che sia.

Un dato è certo: sono diventate un fenomeno difficile da ignorare quando la posta in gioco che c’è di mezzo è molto, molto alta.
Eletta come parola dell’anno del 2017, qualcuno crede addirittura che le fake news siano le vere responsabili della vittoria di Trump. Le elezioni presidenziali americane del 2016 che hanno portato alla vittoria del repubblicano Donald Trump contro l’avversaria democratica Hillary Clinton sarebbero infatti state influenzate dal flusso di informazioni, spesso false, circolate nelle settimane precedenti ai seggi. Questa la conclusione cui giunge il rapporto ASPI, che mette in relazione la diffusione di bufale e l’oscillazione delle opinioni degli elettori man mano che ci si avvicinava al voto.
Prima dell’8 novembre 2016, “the Election Day”, navigando in rete si poteva trovare davvero di tutto: ‘Papa Francesco sconvolge il mondo e appoggia Donald Trump’. ‘WikiLeaks conferma che Hilary vende armi all’ISIS’. ‘Obama rifiuta di lasciare la Casa Bianca se Trump sarà eletto’.

La dimensione del fenomeno fake news è preoccupante, ma comunque arginabile. Spesso non risulta difficile distinguere una notizia vera da una notizia falsa. In alcuni casi basta prestare attenzione al layout del post o dell’articolo in questione: caratteri cubitali ed una quantità sospetta di punti esclamativi, ad esempio, suggeriscono di non fidarci più di tanto. Ciò non significa che la lotta alle bufale non valga la pena di essere combattuta. Non dovremmo mai privarci della buona informazione, dell’informazione libera.

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